Gianpaolo G. Mastropasqua: “Il poeta è morto” con commento di Elena Deserventi

Capitano mai Capitano, il poeta è morto!
Il poeta è morto perché scomparsa è la
terraferma, i bagnanti sono stati fulminati
dal secolo elettrico, dal rubato fuoco che
schiavi liquidi ha generato, che parlano
e non dicono, che scrivono e non segnano,
affamati di infamie, vetrine, ovali senza occhi
in mani senza genio, cani a caccia del potere
del rumore, puttane o leccapiedi accademici,
sette addestrate e maleodoranti del bassoventre;

Armando Saveriano: “Cerco in me l’eterno” con commento di Elena Deserventi

Per spiagge per campagne
tutto silenzio che perdura
Tace la natura
in un incantesimo d’abbandono
Veglio tra le ombre morbide o spigolose
veglio nella bestemmia di un sole che collassa
tra carcasse di automobili e palazzi che paiono dondolare
negli antichi respiri della gente scomparsa

Federico Preziosi: “Prologo” con commento di Elena Deserventi

Nulla si ferma pur sembrando uguale a se stesso. Si trasforma inarrestabilmente tutto ciò che esiste e, con ritmi diversi, obbedisce alla legge di mutazione di quello che è nel Tempo. E ne sentiamo il peso oltre la nostra breve esistenza umana. Senza fine? La risposta è per fede.

Michele Carniel: “Risveglio” con commento di Elena Deserventi

Sotto la coperta di bruma padana
tradito da un’antica bussola di stelle
evado – senza colpa –
dalle sterili lamentele della terra,
porto con me una spina
orfana di rosa
satura d’inesperienza,
già senza nome e vita
solo un rivolo di nubi, a coprire
ché al freddo mancano pochi gradi
ed alla morte un intero ciclo.
Sale con me l’invasione d’argilla
di un porto sicuro
di saliva che amalgama
di corde vocali che muoiono
all’aprir dell’iride.

Silvia Cozzi: “Nel nostro tempo” con commento di Elena Deserventi

Scorrono lievi i versi lungo il suggestivo canto dell’anima congiunta alla consapevolezza metrico stilistica che, ben usata, sublima il dettato in musica.
Così il contrasto tra realtà e sogno, tipico del vivere, soprattutto quando si radicalizza, come nel”nostro tempo”, non stride in note di ribellione, ma risuona nella dolcezza di chi sa, comprende e trova l’antidoto, per quanto possibile.
I primi due versi negano, attraverso l’allitterazione dell”non”, il legame che unisce e/ o la fede nel meglio, la speranza in un domani diverso.
Subito, però, l’avversativa “ma”apre spiragli alla luce nel buio, alla musica che non delude
E il futuro sembra rasserenarsi, salvarsi da una solitudine coatta, nell’offerta di una canzone – serenata a un lui che va per una strada diversa, ma che può essere protagonista di una fantasia senza sbarre. Una fantasia che sa inventare note contro il tedio inesorabile di un tempo senza luce”che non va più via”.
Così il sogno negato nell’incipit, prende forma a poco a poco in una immaginazione capace di trasfondere nella musica che consola e avvicina e unisce, ogni iato esistenziale

Andrea Casoli: “Foglie” con commento di Elena Deserventi

Intreccio esistenziale tra natura e uomo condotto con una levità di parole e di accenti che lo rende musica per il sentire. La cadenza del decasillabo sostiene la corrispondenza di situazioni
L’incipit propone in una felice allitterazione della ‘f’, le “fragili foglie” (con crepitio onomatopeico), come opera degli autunni, immediatamente assimilata alla fragilità di amori perduti nelle sere estive (così veloci) di un uomo.
E l’analogia anticipata si conferma nell’avvicinamento sicuro dei termini chiamati in causa.
Nei versi conclusivi, non c’è più bisogno di un “altrettanto” che implichi una corrispondenza tra elementi diversi , sentiti affini.

Flavio Malaspina: “Un buffetto” con commento di Elena Deserventi

Un lungo verso iniziale che si inarca in un verso monosillabico e rantola in una parola definitiva. In un crescendo verso il precipizio. Dalla “paura della morte” al “nulla”, all’oblio”. Non passaggi, ma chiarificazioni nude, senza infingimenti.
La trasposizione da una condizione generale all’io del poeta, comporta un verso di cerniera a indicare l’onnipresenza della morte accanto, ma rovescia la vertiginosa paura iniziale in un rapporto confidenziale possibile, se gli agenti sono ben individuati, tra la morte e chi se la fa compagna, colta nel gesto tipicamente confidenziale della”pacca sulla spalla”.
L’ultima strofa regala anche all’uomo in generale, la possibilità di accontentarsi di un”buffetto”. “In certi frangenti”. La morte non è palesata, ma implicita e allora si può essere ancora più sicuri di un gesto particolarmente affettuoso, “un buffetto” quasi che la Signora con la falce, lasci il posto a una condizione più lieve, anche se non priva di tremore, “certi frangenti”
In pochi versi lineari chiari distesi, il poeta si fa portavoce di un atteggiamento positivo di fronte a qualsiasi accadimento, fosse anche il più irrevocabile, come la morte.
Basta sentirla non antagonista , ma compagna di viaggio e, come tale, accettarne la gestualità confidenziale, sempre più tenera e consolatoria.
Sì, perché quando si guardano le cose con occhio chiaro e cuore sereno, si può capire che fino a che c’è vita, tutto fa parte del viaggio che essa rappresenta per l’uomo singolo e per l’umanità in genere.
E i mostri creati dalla nostra fragilità, si trasformano con naturalezza nelle bonarie frequentazioni quotidiane.
Saggezza di chi sa accontentarsi di ciò che gli è concesso. Uomo noto o meno che sia. Io, tu, lui, noi che procediamo con semplicità nel nostro destino e, per esempio, un poeta come Dante, che, immergendosi nel mistero del vivere, ha ricordato agli uomini di tenere a freno elucubrazioni troppo complesse per i loro strumenti di indagine “State contente umane genti al quia”.

Armando Saveriano: “La favella è il mio nocchiero” con commento di Elena Deserventi

Dio impensabile sei mancanza parola squartata
un’ave rossa spaccata alla consunta luce prece a strapiombo
L’ardore per te prossimo e inavvicinato ti rende nel fiorito firmamento un luogo prossimo e senza nome
Invochiamo nel fosso faticato il dolore che gemma dolore
accoglie dolore in arrivo Lacerazioni da merli e rondoni
cantò il gallo con preghiere che non s’usano più
La favella è il mio nocchiero

Teresa Peluso – “Aurora” con nota di Elena Deserventi

Delicato ed intimo il rapporto di Maria Teresa Peluso con l’ut pictura. Continua è l’aspirazione all’Aurora che sembra opporre ostacoli visivi alla sua scoperta da parte della poeta-ragazza che pure è presente costantemente ogni giorno al suo sorgere.