L’estetica del potere

Editoriale ottobre 2022

Lo spazio di Atena

a cura della Redazione

Saluterò di nuovo il sole,
e il torrente che mi scorreva in petto,
saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri
e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino
che con me hanno percorso le aride stagioni.
Saluterò gli stormi di corvi
che a sera mi portavano in dono
l’odore dei campi notturni.
Saluterò mia madre, che viveva nello specchio,
immagine della mia vecchiaia.
E saluterò la terra, il suo desiderio ardente
di ripetermi e riempire di semi verdi
il suo ventre infiammato,
sì, la saluterò
la saluterò di nuovo.
Arrivo, arrivo, arrivo,
con i miei capelli come odori
che sgorgano dal sottosuolo
e gli occhi miei, l’esperienza densa del buio.
Con gli arbusti che ho strappato ai boschi oltre il muro.
Arrivo, arrivo, arrivo,
e la soglia trabocca d’amore
ed io ad attendere quelli che amano
e la ragazza che è ancora lì,
nella soglia traboccante d’amore, io
la saluterò di nuovo.
Forough Farrokhzad

Mentre in alcuni luoghi che ci sono diventati cari il riaffermarsi dell’identità maschile torna morte, lo Spazio di Atena riapre i battenti. Li riapre per il terzo anno, ancora una volta davanti all’omicidio di una donna che tuona come lezione di coraggio e di spregio della violenza con cui il potere maschile deve fare i conti: il sangue delle donne non è acqua e trascina con sé le piazze della libertà. La tragedia dell’Afghanistan lo scorso anno, l’immane tragedia che da tanti giorni ormai si sta perpetrando in Iran: la redazione unanime è consapevole che scrittrici e poetesse non possono chiudersi nella loro stanza a scrivere ma da quella stanza è l’intero mondo delle donne, che va sostenuto e difeso nei suoi fondamentali diritti di libertà e di autodeterminazione contro ogni patriarcato culturale, religioso e politico. 

Una questione ancora irrisolta quella dei diritti delle donne nel mondo e nessun intellettuale può far finta di niente, osservando solo il suo ombelico. In Iran  Mahsa Amini di 22 anni è stata arrestata e poi uccisa dalla polizia morale, perché il velo non nascondeva completamente i suoi capelli. Trasportata in un furgone al centro di rieducazione è stata picchiata a morte. Una morte assurda e violenta, inaccettabile nel terzo millennio. La repubblica islamica iraniana è una teocrazia, dove queste violenze sono all’ordine del giorno.  Il Presidente Raisi sta imponendo comportamenti sempre più restrittivi. Trecento persone  arrestate e  almeno 31 civili sono stati uccisi durante le manifestazioni, per protestare contro questo omicidio. Il popolo iraniano è sceso in piazza per i propri diritti fondamentali e per la dignità della persona  umana ma il governo sta rispondendo a queste manifestazioni pacifiche con le pallottole. Le donne iraniane con grande coraggio e rischiando la vita hanno tolto il velo per le strade e si sono tagliate i capelli. Un gesto di forte provocazione contro un regime dittatoriale che considera la donna un essere totalmente inferiore e sottomesso al marito. La protesta delle donne è forte e simbolica: si tolgono il velo, lo bruciano e poi si tagliano i capelli. 

Un gesto di rivolta contro il modo inconcepibile di intendere la femminilità e di punirla coprendola, mascherandola. Il gesto di tagliare rinforza la decisione di esserci e rende il divieto nullo, inutile. Non copro, anzi taglio. Gesto simbolico per affermare e denigrare l’autorità, il giogo maschile. Tagliare equivale a scegliere. Il taglio dei capelli ha un forte valore contestatario in quella società perché sotto il velo la donna deve mantenere tutti i segni della sua femminilità ma per offrirli al suo uomo, quindi non come atto  di libertà personale ( uso il mio corpo come voglio) ma un corpo nascosto agli altri e di sola proprietà del marito. In altre parole, si liberano simbolicamente in piazza dall’ordine teocratico di piacere al marito, spezzando la sottomissione sancita dal patriarcato religioso pubblico e privato. Sarebbe necessario capire e approfondire questo gesto delle donne musulmane  in relazione all’affermazione della loro identità personale e politica.

Diceva Fatima Mernissi che anche noi donne occidentali abbiamo il nostro burka, lo sguardo dell’uomo sul nostro corpo, sguardo da cui non ci siamo ancora liberate e che condiziona fortemente il nostro comportamento estetico. Lo sguardo dell’uomo spinge verso una femminilità posticcia, caricaturale oppure offensiva della libertà naturale di essere così come si è, così come si diventa con il tempo, invecchiando. Si oggettivizza il corpo della donna e spesso nemmeno le donne ne sono altamente consapevoli. Lo sguardo dell’uomo è ancora un passaporto identitario. L’uomo ti guarda e si compiace della tua bellezza e tu esisti. Pensiamo al  mondo pubblicitario, alla medicina e alla chirurgia estetica come speculano su questa transazione ammalata di genere.

Ci travestiamo per aderire a uno stereotipo, che ha un canone preciso nel processo di corteggiamento tra i sessi. Una relazione non paritaria che non contiene l’essenza della reciprocità. Capelli tinti, labbra al silicone, iniezioni di botulino, tacchi esagerati, seni gonfiati, taglie minime contro ogni trasformazione del corpo nel tempo. Gli uomini nel patriarcato orientale ( visibile) e nel patriarcato occidentale ( più sottile e subdolo) si fortificano nella loro identità maschile. L’estetica del potere è terreno di dominio. E confligge con le insicurezza delle donne in un certo senso ex schiave. Secoli e secoli di asservimento lasciano lunghi strascichi. Siamo soggetti politici in Italia solo dal 1946! Troppo poco per essere veramente soggetti liberi. E’ ancora palese la nostra sottomissione all’estetica del patriarcato. Ancora tanto cammino da fare insieme agli uomini di buona volontà e alle donne che hanno coraggio di affrontare le loro contraddizioni.

Maria Consiglia Alvino
Matilde Cesaro
Floriana Coppola
Beatrice Orsini
Silvana Pasanisi
Emanuela Sica
Lucia Triolo

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