Le parole di pace e di sconforto di Beatrice Hastings, 15 aprile 1915

Lo spazio di Atena

di Floriana Coppola

Parigi, 15 aprile 1915 “Una splendida mattina d’estate, questa domenica!
Ho costantemente delle visioni! Ieri sera ho visto una valle piena di fumo.
Dalle colline tutt’intorno uomini con le pistole sparavano e improvvisamente
i fucili si trasformarono nelle nostre bandiere, rosse, blu, gialle e nere.
Poi al di là della nebbia nella valle un qualche essere vivente iniziò a farsi strada;
era un’enorme, strisciante, indistinta colonna di prussiani, uno con l’elmetto che trascinava
una macchina aggrovigliata in mezzo al resto della colonna e, si sarebbe detto, la
colonna si rompeva biforcandosi come le zampe della leonessa ferita nella scultura
assira. E poi tutto si è trasformato nel Boulevard Montparnasse, decorato
con bandiere nuove.
Questa mattina è stato inviato l’ordine di distruggere tutte le case e gli
edifici all’interno della zona militare di Parigi. Il primo effetto sembra essere
un enorme accaparrarsi di frutta e verdura, che, fortunatamente, stanno inondando
il mercato proprio adesso. Sono andata a prendere del pane, che si porta
a casa con una sterlina senza carta, non c’è carta da sprecare, e ho visto tutti
fare scorta di verdure. I prezzi, in costante aumento, sono altrettanto costantemente
riportati giù dal popolo, che non esita a malmenare gli speculatori.
Tutti tranne me sono andati oggi a vedere i soldati, bestiame e pecore nel Bois
de Boulogne. Migliaia, dicono, sono stati portati dai campi al di fuori delle
fortificazioni, dove i soldati hanno già scavato le trincee. Sono andata con un
amico a Notre Dame, che era nel sacro silenzio e fredda come il Paradiso. Se
avessimo solo saputo che un aereo tedesco stava gettando proprio allora bombe
lungo i quais! Non abbiamo sentito esplosioni.
Suppongo che queste bestie abbiano intenzione di continuare questa strategia
di guerra. Stasera Parigi ha cenato all’aperto come al solito. I giornali
definiscono l’attacco una fanfaronata tedesca. Spero che continueremo a prenderla
alla leggera; ma quanto avrei corso se avessi saputo delle bombe! Bene,
il mondo moderno è impazzito per le macchine, ed ecco la macchina prediletta,
l’aeroplano, che sgancia le bombe su Parigi. Non è un selvaggio, quel tedesco
che sta pilotando: è un uomo decivilizzato dalle macchine contro le quali la
cultura ha finora pianto invano”.
Mi ritrovo in un orrendo stato d’animo, fossilizzata dalla guerra, appesa
a testa in giù. Esiste una condizione in cui si sanguina senza lottare.
L’universo sembra lontano come Parigi, e non vale la pena di uscire a vedere
nessuno dei due. Non andrò più da nessuna parte, che senso avrebbe?
Piove in tutto il mondo, ed a Firenze stanno già mangiando il “pane di guerra”
fatto di tutta la roba scartata dalla Germania, mentre Marsiglia è diventata
piccolo ed impolverato buco pieno di venti forti e tram. In una settimana intera
ho trovato una sola gioia. Era una donna, seduta fuori dal suo negozio a
chiacchierare con i vicini.
“Io?” disse lei, “non cambio mai la mia chemise, lui non cambia la sua
nelle trincee.”
Le generazioni che arriveranno dopo questo stupefacente banchetto di guerra di
una civiltà meccanica dovrebbero creare una gioventù che difficilmente diventerà
carne da cannone – non pazza, né malinconica – niente di simile a questa timida
e sbruffona gioventù studentescache fa un allegro baccano tutta la notte e, di mattina,
scrive una triste poesia su quel baccano. Sarà una giovinezza chiaramente consapevole
del potere dell’uomo e dell’indifferenza degli dei alla sua malinconia e al suo allegro baccano.
L’uomo saprà che le sue grida sono rimaste inascoltate dagli
dei – questi che tutti i soldati stanno implorando. L’uomo si sarà ritrovato
abbandonato nelle trincee, con nient’altro che un’omicida, massacrante mitragliatrice
tritacarne di sua propria invenzione a separarlo dai suoi fratelli uomini.

Traduzione di Matilde Cini

Una pagina di una attualità sconcertante, parole profetiche e dirette,  ancora una volta non smentite dalla storia dei nostri giorni. Beatrice Hastings aveva conosciuto l’orrore della prima guerra mondiale e ne aveva scritto nelle  pagine del diario pubblicato sul  giornale in cui lavorava.

L’interesse verso Beatrice Hastings nasce in Italia per la prima volta all’interno di un’indagine svolta dal  Caffè Letterario e libreria delle donne “Le Cicale Operose”, a cura di Maristella Diotaiuti e Federico Tortora, nell’ambito di un più vasto programma di valorizzazione e diffusione della scrittura delle donne, dei loro linguaggi, del loro pensiero e agire politico.

Come due archeologi del sapere, direbbe Carlo Ginsburg, seguendo una metodologia indiziaria, hanno tolto la polvere e le macerie da questo immane continente creato dalla scrittura magmatica e poderosa della Hastings. Il loro studio ha poi avuto un vigoroso ampliamento speculativo nel convegno tenuto on line durante il 2021, i cui esiti sono stati raccolti e pubblicati.

In questi mesi il Manifesto femminista della Hastings è stato ripubblicato dalla casa editrice Astarte, sempre a cura di Maristella Diotiaiuti.

Emily Alice Haigh (1879/1943) è il vero nome di Beatrice Hastings. Di origine inglese, vissuta fino all’adolescenza in Africa, si trasferì a diciotto anni in Europa, poi a New York, infine visse tra Londra e Parigi, dopo aver sentito di essere “speciale” e non addomesticabile dalla educazione restrittiva riservata alle donne della sua generazione. Lettrice selvaggia e acuta, sbarcò in Europa con un bagaglio di esperienze culturali molto originale. Alice volle abbandonare il nome dato a lei dalla famiglia paterna e inventò se stessa, si rinominò e si partorì diversa. Nasce così Beatrice Hastings, un’intellettuale scomoda e trasgressiva. Mai compiacente con i suoi colleghi e con gli artisti della sua epoca,  capace di prendere sempre posizione su questioni spinose che spaziano dalla denuncia femminista dell’educazione mutilante delle giovani donne, fino all’invettiva  contro la politica capitalista e colonialista. Aveva visto lo sfruttamento coloniale in Africa, le condizioni di profondo disagio in cui vivevano i nativi africani a causa del colonialismo. Aveva visto la violenza degli interessi capitalistici in Europa, l’assurdità della guerra e la sudditanza delle donne. Beatrice voleva essere soprattutto una scrittrice politica e la sua è stata una poesia civile, non ascrivibile a nessuna delle correnti letterarie presenti nella sua epoca. Le femministe in Europa credevano nella missione giornalistica, fondamentale per sostenere le rivendicazioni politiche dei diritti.  In questo complesso contesto europeo bisogna inserire la pratica politica e militante del giornalismo di Beatrice Hastings. La sua voce forte e prorompente, dall’acceso piglio anticapitalista e femminista, si unisce e si differenzia in questo fenomeno altamente interessante di militanza giornalistica delle donne. L’unica casa per Beatrice fu il giornale. Il giornale fu la sua unica patria. Fu il luogo immaginario dove abitò la sua militanza politica, la sua scrittura femminista, il suo inno alla libertà delle donne e di tutti gli oppressi. Bisogna leggere la sua vastissima produzione giornalistica e letteraria per rendersi conto della complessità e della modernità anticipatrice del suo pensiero.

So you’re off to bomb the nigger, O mybrothers!-
In the distant, conquered lands:
Clean up India first, thenEgypt and the others,
All the stolen lands,
you had better stop and listen…
From the Cape, the Congo, Egypt, Ethiopia,
Tunis, Algerie, Maroc;
From the Khyber, from Bengal, Sumatra, Java,
From the Philippines, Fiji, Palestine and Indo-China
Rolls a world-wide CURSE.
Do you only heed the puppet-prince you flatter
While he prates his “loyal” oath?
Paperoath! Gilt and card board contract that!
There’s an oathaffirmed by Nature, Oath of Freedom,
Sworn by Life within the heart of every creature
Heed the Curse of the Giant! –-
The dark-skinnedgiant,
Whosechains are wearingthin.

E dunque siete andati a bombardare i negri, o miei fratelli!
Nelle remote terre soggiogate:
Ripulite l’India per prima, poi l’Egitto e tutti gli altri,
Tutte le terre rubate,
Fareste meglio a fermarvi ad ascoltare…
Dal Capo, al Congo, Egitto, Etiopia,
A Tunisi, ad Algeri ed al Marocco;
Dal passo di Khyber e dal Bengala, Sumatra e Giava,
Dalle Filippine e dalle Figi, Palestina ed Indocina,
Universale romba una MALEDIZIONE
Prestate orecchio solo al principe fantoccio, che adulate
Quando blatera il suo “leale” giuramento?
Di carta è il giuramento! Contratto indorato e fasullo!
Ma un giuramento c’è, che la Natura afferma,
[Giuramento di Libertà,
Che la Vita pronuncia nel cuore d’ogni creatura.
Prestate orecchio alla Maledizione del Gigante!
Il gigante dalla pelle oscura,
Dalle catene sempre più consunte.
E udite! Non sentite nuovi mormorii levarsi

Le parole  contro la tragedia della guerra si intrecciano alle sue invettive poetiche, dove forte è l’indignazione contro la violenza della colonizzazione e dello sterminio. Pacifista e anticapitalista fino alla fine dei suoi giorni, si rese conto che l’era della NEW WOMAN tardava a comparire.

Ci vorrebbero pagine e pagine per esplorare il pensiero complesso e sfaccettato della Hastings e la sua poetica incendiaria. Per questo rimando a qualche cenno bibliografico ma bisogna assolutamente affermare che la letteratura femminista oggi ritrova nella scrittura di Beatrice una penna importante, di indiscussa forza ispiratrice. Una donna che fu una combattente, una guerriera intellettuale contro ogni forma di violenza e che non dobbiamo dimenticare.

Bibliografia consigliata:

WOMAN’S WORST ENEMY WOMAN Beatrice Hastings a cura di Maristella Diotiaiuti, Ed. Astarte.

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