Fiorita come la lussuria di Joyce Mansour

Lo spazio di Atena
di
  Beatrice Orsini

Inglese di nascita e francese d’adozione, la Mansour trascorre lunghi periodi della sua vita in Egitto, dove la sua famiglia d’origine faceva parte di una colonia britannica e dove si sposerà, in seconde nozze, con il francese Samir Mansour, di cui prenderà il cognome. E proprio a Parigi l’autrice pubblica la sua prima raccolta poetica, decretando il francese come lingua per la sua scrittura.

Una scrittura densa di richiami simbolici e riferimenti surreali, anche quando tocca – e senza mezzi termini – la carnalità del corpo e dell’incontro uomo/donna; proprio da questo incontro scaturisce tutta la tensione erotica della poetessa, che non ripiega mai in un rapporto consolatorio o incline ad una sorta di idillio romantico. Al contrario, la sessualità – pervicacemente ricercata e affrontata – si configura come terreno di battaglia, luogo di incontro e scontro con l’altro sesso, spazio di messa in scena delle diverse pulsioni che animano la realtà umana: Eros e Thanatos.

Fuori dalle coordinate simboliche, immaginarie e reali, dell’incontro amoroso non c’è una dimensione altra cui potersi rivolgere, e se anche ci fosse non sarebbe interpellabile; l’inferno e il paradiso sono due lati della stessa medaglia e si giocano entrambi sulla terra.

C’è del sangue sul giallo d’uovo
C’è dell’acqua sulla piaga della luna
C’è dello sperma sul pistillo della rosa
C’è un dio che in chiesa
Canta e s’annoia.

***

Io non conosco l’inferno
Ma il mio corpo brucia dalla nascita
Nessun diavolo attizza il mio odio
Nessun satiro m’insegue
Ma il verbo si trasforma in vermi tra le mie labbra
E il mio pube troppo sensibile alla pioggia
Immobile come un mollusco flatulento di musica
S’aggrappa al telefono
E piange
La mia carogna mio malgrado si fanatizza col tuo vecchio sesso stanato
Che dorme

***

Voglio mostrarmi nuda ai tuoi occhi cantanti.
Voglio che tu mi veda gridare dal piacere.
Che le mie membra piegate sotto un peso troppo greve
Ti spingano ad atti empi.
Che i capelli lisci della mia testa offerta
S’impiglino alle tue unghie incurvate dal furore.
Che tu rimanga in piedi cieco e credente
Guardando dall’alto il mio corpo spiumato.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. luciatriolo ha detto:

    L’ha ripubblicato su poesie semiserie.

    "Mi piace"

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