Cartografie del silenzio di Adrienne Rich

di  Maria Consiglia Alvino

Scrivere (graphein) una mappa del silenzio ovvero dell’esistenza nel suo disvelarsi nudo e crudo: è questa la sfida o il paradosso del titolo dell’antologia di testi poetici di Adrienne Rich recentemente riedita dall’editore Crocetti, con traduzione italiana a cura di Maria Luisa Vezzali. La silloge raccoglie liriche composte tra il 1951 e il 2012 in cui l’autrice statunitense di origine ebraico-askenazita dà voce alle donne, alle persone omosessuali, all’infanzia sull’ampio scenario di un’America feroce e turbata, dall’epoca della guerra in Vietnam fino all’Iraq.

Si tratta di disegnare la geografia dell’abbandono e del riscatto, del silenzio e della parola, delle disuguaglianze sociali e della salvezza, dalle campagne solitarie del Maryland e dell’Ohio alla nevrosi pullulante di vita di Brooklyn e della East Coast. La microstoria dell’autrice si intreccia, spesso si mescola in modo inscindibile, con la macrostoria dell’America e del mondo, elevandosi dalla prospettiva individuale ad un respiro universale e creando una “intimità pubblica” nella quale recuperano bellezza e dignità gli esseri variamente feriti che popolano il teatro di voci, unitariamente sentito dall’autrice come un Io unico e globale. È questa quella poetica della relazione che fa sì che, per quanto la figura di Adrianne Rich sia legata alle lotte per i diritti della donna e della persona omosessuale esplose dal ’68 in poi, la sua poesia non possa essere inquadrata nella limitante prospettiva di genere. Essa, infatti, abbraccia e comprende le voci e le istanze di tutti gli esseri “out of roots”: il bambino, la donna, l’omosessuale, il drogato, il “negro”, l’ebreo, il malato ai margini della società trovano spazio in egual misura tra i respiri dei suoi versi, nella mappa dell’esistenza che la Rich va delineando, pur consapevole dei limiti ermeneutici della parola e della parola poetica.

È forse tale consapevolezza a dettare all’autrice un uso perfettamente controllato della lingua: le parole sono disposte secondo un ordine preciso che scandisce ritmi, pause, intonazioni, confessioni e confidenze, al di là di ogni ermetismo o autoreferenzialità, preferendo i distici, le strutture bipartite, la geometria del linguaggio e delle domande continue con cui l’autrice interroga sé stessa, l’altro ed il mondo, la natura che la circonda. Immagini del mondo reale parlano in modo netto e quasi feroce, senza alcuna retorica, con debiti spesso evidenti al correlativo oggettivo eliotiano. In questo universo, ipnotico ma allo stesso tempo icasticamente reale, si esprime fervida la ricerca di una verità possibile che stia in fondo all’essere. La verità anelata dalla Rich e additata al lettore è il silenzio denudato dalla parola poetica, l’essenzialità disvelata dalla ricerca emotiva che la poesia consente quale unico strumento traduttivo dell’esistenza.

Da A Change of World (1951)

Insondato
Marinaio inesperto,
in questa zona fuori dalla carta
ogni navigatore viaggia senza consigli, solo.
Ognuno Magellano di se stesso
su tropici di sensazione:
non resta sasso arso dal fuoco
da abitazioni precedenti,
nessuno scafo antico
scheggiato sulla spiaggia.
Queste sono latitudini rivelate
a ciascuno separatamente.

Da Twenty-One Love Poems (1977)

“Ho provato vero amore solo
Per bambini e altre donne.
Tutto il resto era lussuria, pietà,
odio di sé, pietà, lussuria”.
Questa è la confessione di una donna.
Ora, guarda di nuovo il volto
Della Venere di Botticelli, di Kali,
della Giuditta di Chartres
con il suo cosiddetto sorriso. (1972)

Da Cartography of Silence (1975)

Una conversazione inizia
con una menzogna. E chiunque

parli la cosiddetta lingua comune avverte
lo spaccarsi dell’iceberg, la deriva

come impotente, come contro
una forza della natura

Una poesia può iniziare
con una menzogna, ed essere strappata.

Una conversazione segue altre leggi
si ricarica con la propria

falsa energia. Non può essere
strappata. Ci si infiltra nel sangue. Si ripete.

Con la sua punta irreversibile incide
l’isolamento che nega.

Da A Wild Patience Has Taken Me This Far: Poems, 1978- 1981

Quel discorso che eravamo sempre sul punto
di fare mi rimbalza nella testa,
di notte l’Hudson trema sotto la luce del New Jersey
acqua inquinata eppure talvolta riflette
anche la luna
e io intravedo una donna
che ho amato, annegare nei segreti,
strangolata dalla paura,
soffocata come dai capelli in gola. E questa è la donna
con la quale ho cercato di parlare, il cui
volto ferito,
espressivo,
che si ritrae dal dolore, viene trascinato sempre più giù
dove non può sentirmi,
e presto saprò che stavo parlando alla mia anima.

Una notte chiara               se fosse chiara la mente
Se la mente fosse semplice, se la mente fosse nuda
di tutto tranne che delle necessità piú antiche:
cucchiaio di legno             coltello                 specchio
tazza                                    lampada              scalpello
un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra
un lenzuolo
gettato via nel sonno
Una notte chiara in cui due pianeti
sembrano avvinghiarsi l’uno all’altro                    in cui l’erba terrestre
si muove come seta nella luce stellare
 Se la mente fosse chiara
e se la mente fosse semplice               potresti prendere questa mente
questo particolare stato               e dire
Cosí vivrei se potessi scegliere:
questo è ciò che è possibile
Una notte chiara.              Ma la mente
della donna che immagina tutto questo           la mente
che rende tutto questo possibile
non è chiara come la notte
non è mai semplice              non può abbracciare
le sue verità come si abbracciano i pianeti in transito
non cosí facilmente
 si libera dal rimorso
non cosí facilmente
compie il miracolo
per cui la mente è famosa
o era famosa
non diventa astratta e pura a comando
la mente di questa donna
non desidera neppure quel miracolo
ha una diversa missione
nell’universo
Se la mente fosse semplice           se la mente fosse nuda
potrebbe assomigliare a una stanza         un interno pulito
ma come potrebbe essere possibile ora
date le voci delle città-fantasma
le loro minute, vaste configurazioni
che attendono di essere decifrate
la notte oracolare
densa di suoni
Se potesse mai ridursi a qualcosa di simile
a un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra
niente di piú
un lenzuolo
gettato via nel sonno
ma la mente
della donna che pensa questo           è avvolta nella battaglia
occupata da una diversa missione
uno stelo d’erba      secca erba piumosa      radicata nella neve
che si agita nell’aria gelata           una bacchetta fiera
che disegna grafici
Anche il dito scorre
su pagine di un libro
ha piú buon senso della poesia che legge
conosce attraverso la poesia
attraverso i vetri piumati di ghiaccio
l’inverno
che contrae gli artigli
il vento-falco
pronto a uccidere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...