Canto senza voce di Claudia Ruggeri

Lo spazio di Atena
di
Silvana Pasanisi

Claudia Ruggeri – Canto senza voce, Terra d’Ulivi Editore

Ci sono scoperte nella vita che occuperebbero, in scrittura, interi capitoli di un lungo romanzo intimo. Così è stato per me con Claudia Ruggeri. Un editore della mia regione, la Puglia, Elio Scarciglia Terra d’ulivi Edizioni, ha dedicato molti anni, circa dieci, a rintracciare e unire gli infiniti punti della biografia poetica e umana, irrimediabilmente intrecciate, di una voce poetica di rara eccellenza come Claudia. Complice la madre di Claudia e i suoi appunti lasciati sparsi a fare voce dopo la sua morte. Da questo lungo viaggio un libro, Canto senza voce, che non ho nessun timore ad annoverare tra i capolavori del nostro tempo, insieme a Inferno minore curato da Mario Desiati, scopritore e custode della voce di Claudia.

Claudia è una giovane donna del Sud che ci ha regalato, nella sua brevissima vita, materiale letterario di pregio. La sua sofferenza e la sua malattia non le hanno impedito di lasciare un segno indelebile nel nostro tempo.

I veri poeti
non pensano
in versi
Coloro che hanno l’ottava
sulla punta della lingua
hanno qualche altra cosa
meno oscena però,
nel buco del culo.
I veri poeti
non scrivono inni
alla patria
alla vita
all’amore:
no, quelli veri combattono
piangono
sudano
per adattare
l’atona vita
al ritmo
dei versi

Nessun compiacimento nello scorrere dei versi. Piuttosto necessità vitale di creare assonanze che appianino le dissonanze della sua esistenza, linguaggio quindi che nasce come un vero e proprio grido esistenziale, vagito del bambino alla prima aria conosciuta, bisogno di sopravvivenza.

In questa unicità ritroviamo una poetessa fortemente legata alla carnalità della sua terra, un sud dannatamente amato, il sud di Rocco Scotellaro , amaro e fertile, bruciato e vivo, dimora voluta, scelta di un’anima alla ricerca di un inferno “maggiore” nel quale svolgere la propria esistenza.

Ogni cosa ha il suo tempo,
il tempo è lo spazio effettivo delle cose.
In effetti il tempo
stesso è cosa.
Cosi incandescente che le mani di tutte le cose
si buttano l’un l’altra.
Nessun
alito di nessuna cosa è scampato dal tempo.
Ogni cosa scampa nel tempo
mentre le sue mani proditoriamente
(urgenza del dolore)
lo buttano a bruciare in altre mani.
Dita sbucciate dei paesi.
Ma ogni paese
è a sud di qualche altro
e ogni paese se lo scrolla di dosso
e lo ricaccia più a Sud.
Qualsiasi punto dell’universo
Sta a sinistra rispetto ad un altro
e tutti i punti dell’universo
s’ingegnano di cucire l’Est altrove.
Pure
Oriente di tutti gli Est
Sud
dell’ultimo Sud
sta il tempo.

Il poeta, di fronte all’urgenza dell’amore, non ha nulla per farsi riparo. Qui Claudia ci offre uno straziante squarcio di infinità nudità e di profondità inarrivabile, arrivando a declinare in modo universale l’amore più intimo e particolare, frutto di creazione, quello per il proprio padre che diventa, nei suoi versi, fede infinita nell’uomo.

Al Padre

Sulla prima pagina
di un libro di poesie
di Scotellaro
dei singhiozzi argentei
dell’ulivo
che attacca
i pomeriggi di vendemmia
della forza scura
delle braccia forti
delle indigene
quando la mela
rossa
nel rosso
viso
(pelle bruciata
mani
gambe
turgide di vene
piedi vizzi)
quando
la rossa mela
è lontana
sull’albero
e a pochi passi
una donna
la mira.
Sulla prima pagina
mi hai scritto:
“Ho accostato il mio calice al tuo
e vi ho versato il vino.
Ho sbiadito i miei giorni
per colorare i tuoi.
Ho trepidato le notti
per i tuoi sonni tranquilli
e l’ultimo giorno
coglierò l’ultimo fiore,
per donartelo, figlia mia”
E quando mi rimbocchi
la coperta
dopo aver riletto
Scotellaro,
io aspetto che accada
qualcosa di grande
di forte.
E tu accadi ogni notte.
e dopo aver libato il tuo viso
e dopo aver fecondati
di gioia i miei giorni
e protette le mie notti,
mi do a distruggere
quel fiore
aiutata dal Cristo
di me vivo.

Claudia Ruggeri mette fine alla propria vita devastata da un male di vivere non più sopportabile e probabilmente nemmeno traducibile in parole.

Aveva trent’anni Claudia. Avrà sempre trent’anni Claudia.

Epitaffio

Visse con ostinata calma
la sua passione.
Dura come un cadavere
la fede
spaventosa
aveva costruito
il lento movimento dello sguardo
che sussurrava al cielo
la spietata certezza
della luce
generata da luce e libertà
lo seppe forse
tardi
e s’accorse di essersi cresciuta
in paura e virtù
giglio illividito

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