Lucia Triolo, “Dedica”

Da poeta a poeta
Gabriella Paci recensisce “Dedica” di Lucia Triolo

“Dedica” di Lucia Triolo coglie di sorpresa già a partire dal titolo della raccolta: de-dico in latino significa dedicare ma anche dichiarare ed in effetti la sua raccolta è un rivolgersi all’altro e quindi dichiarare il suo io nella ricerca di alterità. La sua anima siciliana si svela nell’inganno, di pirandelliana memoria, della molteplicità dell’essere e del ritrovarsi, per questo, nelle sfaccettature degli altri per ricomporre, se possibile, una propria identità che tuttavia sfugge appena si pensa di averla assemblata. La parola poetica, in questo senso, diventa il mezzo per conoscere e farsi conoscere e riconoscersi o perdersi negli altri in un caleidoscopio di pezzi che si compongono e scompongono in un clima di surreale realtà: per questo essa diventa quasi un flusso di pensiero, un connubio che resta irrisolto di parola-vita” .”un’altra vita / chiede / il suo taciturno silenzio / nello specchio del lago. / Come se in questa / non fosse già l’altra… (Un’altra vita). La poesia sembra essere epifania, flash che si incontra – scontra con la realtà che resta sempre poco credibile, che slitta, confonde o si rivela inaspettata e stordente per poi ritornare magma Scrivo a rovescio sulla pelle / vivo a rovescio questa vita / come chi non ha più carne / da redimere… (Scrivo). È uno stile nuovo, surreale, che appare a tratti epigrafico e svuotato del significante e del significato e che sconcerta, incuriosisce, lascia emozione e domande a chi legge ma anche rassicurazioni che ognuno di noi vive gli stessi enigmi, le stesse irrisolte domande… una poesia che è come un messaggio che più che dire, ci lancia dei simbolismi di cui ognuno può appropriarsi in modo personale, quasi come accade con i simboli-macchie della psicanalisi. Dedica è poesia che Lucia Triolo dedica a tutti e a se stessa. Poesia lontanissima dunque dalla magnificenza barocca che ci si aspetterebbe, forse, da una poeta siciliana che invece si rinnova e rompe con la tradizione più classica. Il suo è un dire rinnovato, forse primordiale e perciò non logorato dall’uso-abuso delle connessioni logiche usate ed è un modo tutto di proiettare le ombre, le passioni, le illuminazioni esistenziali. Anche l’amore, che potrebbe essere salvifico, si risolve come per Montale, in un tentativo più che in un approdo: “Soffriamo di mancanza d’amore / che è tradimento/incollato su una parete / della pelle/come un calendario. / Chi teme di passare / in mezzo alla vita mi somiglia”. (Tradimento) o ancora: “l’amore è una tela di sacco / ruvida e procace / senza alcuna complicità / senza finezze / fa dimenticare ciò che non / si può mostrare / -paura del niente” (Tela di sacco). Quello che avvicina la poesia di Triolo alla tradizione poetica è invece in Dedica quel male di vivere, quello sconcerto, quel sentire franare ogni certezza se non quella della consapevolezza dell’effimero, del trascorrere del tempo, del cercare di appoggiarsi a qualcosa o qualcuno dell’esorcizzare la morte, fosse anche con l’inganno. Una sessantina di test, raccolti in un’unica sezione, il cui filo conduttore è dunque, per concludere, proprio come abbiamo osservato, quel confessare i propri dubbi, le proprie fragilità per ri-conoscersi e per confrontarsi con gli altri, gli stessi lettori che diventano, insieme ad un Lui, i suoi interlocutori.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. luciatriolo ha detto:

    Grazie Gabriella hai centrato diversi punti importanti del testo

    "Mi piace"

  2. luciatriolo ha detto:

    L’ha ripubblicato su poesie semiserie.

    Piace a 1 persona

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