Ut Sonata: Elena Deserventi vs Jean Micheal Jarre – Oxygene part 6

Ut Sonata è un esperimento “altro”: affidare ad un poeta un brano strumentale, lasciare che lo assorba, che ne faccia proprio il mood, e concedergli quindi assoluta libertà di riversare sulla carta quelle che sono le sue suggestioni all’ascolto. Un discorso di compenetrazione con la materia musicale, non di utilizzo del suono come “tappezzeria” a una ipotetica declamazione di versi. Essendo sempre irrisolto il dilemma se sia nata prima la poesia o la musica (la prima come puro canto, la seconda nella forma di suono da plasmare), vogliamo con questo esperimento riportare entrambe in un crogiolo laddove l’una non può manifestare totale indipendenza dall’altra. (Angelo Curcio)

Trapasso

Risuona un respiro
profondo come
la potente risacca
di onde grandiose
capaci di risucchi
voraci ed estesi.
Si leva armoniosa
alta una musica
sul canto acquoreo
respiro dell’anima.
Sul tenue tornante
motivo danzano note
e svegliano immagini.
Delfini in gara con onde
gabbiani lanciati in voli
d’amore, angeli scesi
a fior d’acqua, canti di
sacre preghiere in chiostri
vicino, fanciulle nere che
ballano nude sul lido.
Il vario si incontra e si fonde
va lungi e ritorna sul ritmo
sinuoso di note avvicenti:
accordi di sublimi strumenti

Si attenua la musica e muore
mentre ancora il respiro
ha l’affanno dell’onda
che si alza e si abbassa
strusciando in battigia…
più lenta…più sorda, flebile
nell’ultima eco, segnale di fine.

Elena Deserventi

Impressioni dei poienauti Alfonsina Caterino, Clara Chiariello e Paola Bajo.

Un movimento che respira, all’unisono, estraneità e congiunzione, ascende ad un canto alto di corrispondenze e visioni. Ed esse, in “Trapasso”, muovono e spezzano ogni percorso conosciuto, per dare forma a danze, sublimi e oscure. Il ritmo sembra perfezionare se stesso, trasfigurando i corpi, in immaginifica onda che staglia fino ai cieli, un urlo la cui eco, si espande oltre la fine… (Alfonsina Caterino)

Il mare è come il liquido amniotico del ventre materno. Ci accoglie, ci culla. Ci fa sentire vivi. Come la musica è il nostro afrodisiaco. (Clara Chiariello)

Lirica simbolica e molto in sintonia con questo pezzo musicale molto particolare che assomiglia ad un respiro, il respiro dell’anima che può uccidere o far rinascere. È un suono che racconta ciò che non puoi sentire e che mostra ciò che nascondi… anche a te stesso. I delfini e i gabbiani rappresentano la nostra spiritualità, sono “… lanciati in voli / d’amore, angeli scesi / a fior d’acqua, canti di / sacre preghiere…” Il respiro quando giunge lentamente alla fine si fonde al dolore fisico e diviene una danza, un moto ondeggiante in cui il silenzio diverrà ispirazione al trapasso ed eco che si espanderà oltre la fine. (Paola Bajo)

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