Giampiero Neri – Non ci saremmo più rivisti. La nota di Armando Saveriano

Amato per il suo aspetto contenutista e per il sostegno dell’idea che il mimetismo sia, per l’uomo, la parola, ha tracciato una costellazione amicale di rapporti fruttuosi, con Giancarlo Majorino e Giovanni Raboni, tra gli altri, ed è stato il grande assente dai riflettori, preferendo di gran lunga la dimensione intellettuale della penombra, della discrezione, dell’elogio della semplicità

Armando Saveriano – Undici preludi

Altri calcinacci caduti dal soffitto della stanza
Mi era impossibile reggere il delirio nella casa
La sottana di taffetà faceva tremare i nervi
Le mie narici dilatate
le mani a tastare pareti a budello
Le labbra ben più secche dei fiori reclini
Le steariche la cera gialla delle candele molli
Est-ce là mon ami ton message
Nessuno può dirlo
il gatto il canarino la tazza l’armadio
la porta dalla serratura rotta
il telefonino guasto
la festa in maschera finita in una sgonfia noia
Il corridoio
superare il corridoio Resistere ai fruscìi
dimenticare l’ombra pallida
i singhiozzi del tuo corpo
Voglio turarmi il cuore
battono le tempie
troppo
Il fermaglio il mio fermaglio
Tes colères flamboyantes
la sete la testa pulsa
non mi reggeranno ancora le gambe
C’è del blu in quella lampada
Da un corridoio ne sbuca un altro
e mi piombano addosso echi
I polsi
fanno male
Non trattenermi
Chi è che mi castiga così
Nel cortile il motore d’una macchina
Corro alla finestra

Pierfilippo Agosti – Preludio

Mario ha aperto un ristoro
lungo la statale in mezzo al niente piatto
è qui da molto gli chiedo
che ora è
quasi le cinque albeggia
saran più o meno quindici anni
è un maledetto pazzo sa
grazie per la lusinga sono solo un poeta.
Se lo sapevo tiravo dritto.

Lucia Triolo – Cinque preludi

In punto di lucida follia
mentre stringo tra le mani
uno scheletrico io
e scarico una lacrima in latrina
riesco a dire esattamente
ciò che penso

inconcepibile come una gaffe

Stefano Giorgio Ricci – Quattro preludi

Ora,
giunti davanti al muretto, si proponeva il dilemma:
“giungeremo al mare?”
Salvare i teli dalla ruggine era missione e
ammissione al gruppo dei prescelti.
Le onde, il vento, i corpi canonizzati
nel porgersi all’usura degli elementi.
Ed è grazioso
il muretto in pietra nuda
senza malta ne intonaci
una rete di varchi lo tiene unito.

La lucertola passa agevolmente dall’altra parte
ammissione nel gruppo dei prescelti.

Ogni telo
si prepara a lussuria di sale

Luca Crastolla – Quattro preludi

Aspettando che il mattino perda la sciarpa
i passi di lato consumano muri di anni

.

Io ti incontravo, io ti credevo
dove la nebbia era uno di noi
Uno di ognuno.
La casa in Via Tripoli
aveva stanze in attesa di luce
e un lume noi lo portammo
che si sciogliesse nelle nostre mani
La cera brucia
una cosa che si sa per sentito dire
E le dita, tutte, sapevano:
potevano diminuire, divennero rami.
Al cielo giunse l’unghia
di gemme implacabili.

Del resto, è ancora fedele:
alla ruota panoramica ci arrivammo
seguendo il difetto delle impronte di una gazza.
Ladra, lo era a suo modo.